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La valutazione in decimi a casa mia
Pubblicato da Marcella De Carli
E così ho ritirato la prima pagella con valutazione in decimi di mio figlio. Nonostante il sottolineare l’importanza, da parte delle insegnanti, del giudizio e non dei voti, nonostante fossi preparata a considerare l’eventuale equivalenza voto-giudizio (cioè, 6=sufficiente, 7=buono, 8=distinto, 9=ottimo), nonostante il mio intimo scarso interesse per la valutazione, ecco, nonostante tutto questo mi ha fatto davvero impressione.
IO ho le mie prime pagelle con i voti, e nel rivederle mi hanno fatto sempre l’effetto di qualcosa appartenente ad un mondo lontano e antico, un po’ triste.
I bambini, invece, se la vivono davvero molto di più come una competizione, il numero affascina e permette un confronto estremamente più diretto. Ed è inutile dire che i racconti di mio figlio, che in ogni caso ha recepito il concetto dell’importanza della valutazione relativamente a sè stessi, mi dicono di compagni che, in attesa delle insegnanti, si confrontavano (lui compreso) sulle pagelle. I bambini lo fanno. Lo fanno anche con i giudizi, figuriamoci con i voti!
La cosa carina è che Marte poi si è inventato delle gare, la migliore (anche per le insegnanti) è quella di chi fa silenzio più a lungo, e ha compilato al computer delle pagelle fantastiche per tutti i suoi compagni dando loro dei voti incredibili che vanno da 0 a un esorbitante 6000!
“Chi può dirsi contrario al voto in condotta, al grembiule, al ritorno ai voti?” Io, per esempio, signora ministra!
Pubblicato da Marcella De Carli
Ecco alcuni stralci di un’intervista di Claudio Sabelli Fioretti alla Gelmini apparsa su “La stampa” il 1° dicembre.
Credo che il ministro meriti alcune risposte chiare…
Il film della sua vita?
«Recentemente mi ha colpito “La classe”. Mi ha suggestionato la figura di un ragazzo cinese, inserito in una classe francese, che denuncia la difficoltà ad integrarsi a causa del fatto che non conosce la lingua… E questo mi ha convinto del fatto…»… che ci vogliono le classi ponte.
«La conoscenza della lingua e della Costituzione è importante per l’integrazione».Ma saranno classi o saranno corsi?
«Sono favorevole alle classi ponte, ma ci saranno anche corsi pomeridiani di italiano per stranieri…».Classi o corsi? Non è la stessa cosa.
«Un supporto aggiuntivo ai ragazzi immigrati ci vuole».Classi speciali.
Si formerà una classe, adesso non so, è un problema organizzativo, didattico, non certo di razzismo».Ministro, se crea dei corsi è didattica, se crea delle classi è razzismo.
«Ci si divide sempre sul pro e sul contro. Stavolta tirando in ballo questo spettro del razzismo…».Il libro della sua vita?
«Diversi. A volte rileggo i Promessi Sposi».Lei viene accostata al «Libro Cuore».
«Sono stata accusata di avere uno sguardo rivolto al passato, di volere una scuola non moderna».Invece?
«Invece credo che disciplina, rigore negli studi, rispetto degli altri siano valori attuali».Sua sorella Cinzia fa l’insegnante. Ma è della Cgil.
«Andiamo molto d’accordo».Si è data malata per non fare lo sciopero contro di lei. Ma l’hanno criticata lo stesso.
«È sciocco speculare su queste cose».La pensate alla stessa maniera?
«Mi dà molti consigli. Condivide le mie proposte, anche perché sono di buon senso. Chi può dirsi contrario al voto in condotta, al grembiule, al ritorno ai voti? Non siamo mica davanti alla Grande Riforma della scuola. Questa è normale manutenzione».Il maestro unico…
«I bambini non hanno bisogno di insegnanti specialistici ma di qualcuno che insegni loro a leggere, a scrivere e a fare di conto».Ma il tempo pieno?
«Le classi a tempo pieno aumenteranno».Un maestro solo farà tutto il tempo pieno?
«Maestro prevalente».Mi aiuti. Il maestro fa 22 ore. Diciamo dalle 8 alle 12. E poi?
«Ci saranno altri insegnanti».Invece della compresenza, la presenza a seguire.
«Per questo si parla di maestro prevalente».E il non prevalente, che fa?
«Inglese, informatica, religione, dipende…».Il maestro di religione rimane?
«Sì».Non è un po’ anacronistico?
«È importante difendere le nostre radici, la nostra cultura…».La nostra cultura la facciamo difendere dai sacerdoti?
«La nostra cultura è permeata dalla cristianità».Facciamo un’potesi: una classe composta soltanto da bambini musulmani. Gli raccontiamo di Gesù Cristo?
«Chi viene nel nostro Paese deve conoscere le radici, la cultura, le tradizioni».Zapatero ha eliminato il crocifisso dalle scuole.
«Da noi rimane ancora. Grazie a Dio. Non offendiamo i musulmani se lasciamo nelle nostre aule il crocifisso».Il problema non sono i musulmani, sono i laici.
«Massimo rispetto per chi non crede. Ma il crocifisso non è un’offesa per nessuno».
La conquista dell’indipendenza
Pubblicato da Marcella De Carli
Perché il bambino possa sperimentare l’indipendenza è necessario che gli venga dato a disposizione tutto ciò di cui ha bisogno a seconda della sua età, che possa esercitare la libera scelta e che l’intervento dell’adulto sia il minimo indispensabile richiesto, poiché “ogni aiuto inutile è un arresto allo sviluppo”. Spesso l’adulto tende a sostituirsi al bambino, laddove questi sarebbe in grado di fare da solo secondo i suoi tempi, e a non dare così fiducia. E’ necessario sospendere il giudizio, non dare voti nè mettere i bambini a confronto verbale tra di loro e quindi dare fiducia all’azione del bambino, la stessa che poi daremo al suo pensiero, ricordando che solo attraverso il lavoro avviene quella che Montessori definisce la “normalizzazione” e che il lavoro del bambino non è uguale a quello dell’adulto.
“L’uomo si costruisce lavorando, effettuando lavori manuali in cui la mano è lo strumento della personalità, l’organo dell’intelligenza e della volontà individuale, che edifica la propria esistenza di fronte all’ambiente. L’istinto dei bambini conferma che il lavoro è una tendenza intrinseca della natura umana, l’istinto caratteristico della specie”
(Maria Montessori - L’istinto del lavoro- da “Il segreto dell’infanzia”, pag 262)
“Quando un bambino lavora, non lo fa per raggiungere un scopo esteriore. Il suo obbiettivo è lavorare, e quando, nella ripetizione di un esercizio, egli pone termine alla propria attività, cotesta fine è indipendente dagli atti esterni. Quanto alla reazione individuale, la cessazione del lavoro non è in rapporto alla stanchezza, perché anzi una caratteristica del bambino è quella di uscire dal proprio lavoro completamente rinforzato e pieno di energia.”
(Maria Montessori - Le caratteristiche delle due specie di lavoro – da Il segreto dell’infanzia” pag.275/276)
Ma la scuola che abbiamo ci piace davvero?
Pubblicato da Marcella De Carli
La difendiamo, perchè non si lascia morire un moribondo, perchè quel che di sano rimane stanno cercando di farlo sparire e a quello ci attacchiamo, alle belle esperienze e alle belle persone. Ma non mi sembra sufficiente. Ora che abbiamo fatto di tutto per salvarla, proprio ora dobbiamo anche cercare di ridarle dignità.
Per farlo però è necessario uscire dalla logica di autocelebrazione che molti stanno abbracciando: ben felice di conoscere storie di ottime insegnanti, di bambini felici, di genitori entusiasti, penso che la realtà dei fatti vada almeno un po’ ridimensionata. Esistono infatti bravi maestri e cattivi maestri, così come ottime sezioni e pessime sezioni all’interno di uno stesso istituto, e ottimi istituti e pessimi istituti. Si dirà “che scoperta”, ma sembra che sia vietato dirlo, e allora lo dico.
Una scuola che funzioni sempre e per tutti non può e non deve affidarsi alla fortuna e al caso.
In questo periodo sembrano essersi congelate le critiche sulla scuola che non va, o meglio, sembra che tutto sia causa e colpa d’altri (politiche di ieri e di oggi) e che la responsabilità personale venga meno in un gioco in cui, per unire, non ci si può dire ciò che non funziona.
E’ proprio qui che si perdono consensi, soprattutto dei genitori. Perchè non per tutti l’esperienza scolastica dei figli è la migliore possibile, anzi. Di maestrine dalla penna rossa è ancora piena l’Italia, così come di insegnanti che invocano il voto in condotta come strumento di controllo perchè umiliare i bambini con note e castighi non basta, il tempo pieno con i tempi rilassati non è ovunque ed esistono moltissime realtà in cui alle otto ore a scuola seduti immobili al banco si aggiungono quotidiani compiti a casa.
E allora forse è ora di iniziare a dire che cosa c’è dentro questa scuola che vorremmo, che però ancora non c’è. Almeno non per tutti.