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In sostegno di Veronica (e perchè)
Pubblicato da Marcella De Carli
Ecco, Sara mi ha girato questo bellissimo articolo di Vita Cosentino che racchiude esattamente il mio pensiero.
SIAMO TUTTE VELINE INGRATE
di Vita CosentinoFloris, il conduttore di Ballarò, aveva in mano un dispaccio Ansa, evidentemente appena arrivato, e con voce esitante e sommessa leggeva: “è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere. Tutto a sostegno del divertimento dell’imperatore”. Parole di Veronica Lario, destinate a essere ripetute mille volte, che non sapeva bene come maneggiare, mentre veniva inquadrata la faccia irrigidita e imbarazzata di Alemanno. Diversamente, quelle parole produssero in me un immediato moto di approvazione. Ho pensato: “finalmente! Parole ben dette, quelle che ci volevano. Le sostengo in pieno.” “Forse perché sono una donna” mi sono detta.
Eppure no, il giorno dopo le reazioni femminili, erano sì di approvazione, ma tiepida e con molti distinguo. Per esempio le si rimproverava di essere offesa dai comportamenti privati del marito oppure ci si chiedeva cosa aspettasse a divorziare da un uomo simile (cosa che ora ha deciso di fare). Certo, le motivazioni che spingono all’agire sono tante e in parte ambigue, ma questo non può fuorviarci. In questi rivoli rischia di perdersi la pregnanza politica del gesto. Conta veramente che Veronica Lario si è esposta pubblicamente con parole che hanno prodotto un significativo spostamento. Infatti la discussione non riguarda principalmente se giovani e belle donne, laureate e plurilingui, possano o no fare politica a causa del loro passato da veline. Riguarda invece - e con le sue parole, lei l’ha messa al centro - la faccia tracotante e corruttrice del potere, da imperatore da basso impero che macina e usa tutto quello che gli capita sottomano: giovani donne colte, disposte a tutto per emergere, ridotte al rango di cortigiane e di comparse. Al centro è lo strapotere cinico e maschilista del premier.
Il giorno prima delle dichiarazioni di Veronica Lario, su questo punto aveva già aperto un conflitto Sofia Ventura, di area AN, docente di scienze politiche all’università di Bologna, sul periodico on line della Fondazione Fare Futuro. Nel suo articolo accusa la dirigenza del partito di far uso di bei corpi femminili “allo scopo di proiettare una (falsa) immagine di freschezza e di rinnovamento”. Pretende che i vertici del partito si ricordino che le donne “non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione da parte di generosi e paterni maschi, le donne sono, banalmente, persone”. Con le sue parole Sofia Ventura ha smascherato “l’operazione facce nuove” a cui tanto teneva il premier, e l’ha mostrata per quello che è: l’operazione più vecchia del mondo e che si pensava di non dover più vedere in tempi di libertà femminile.
Veronica Lario non ha agito da sola, ha appoggiato le accuse avanzate da alcune donne ex-AN, portandole all’affondo finale, che forse solo lei poteva fare, proprio perché la più coinvolta, anche umanamente. Ora che la politica novecentesca è a pezzi e avanza una politica “in soggettiva”, questo ha un forte peso: chi è più dentro la cosa, trova, spesso dal profondo di una ferita, le parole più oneste e necessarie per dire la realtà dal suo interno. È stato anche un gesto politico di grande efficacia, stante il dietrofront che ne è immediatamente seguito, con la caduta di parecchie candidature velinate.
Apprezzare fino in fondo, senza se e senza ma, le parole di Veronica Lario, per me ha anche il senso di fare argine, da donna, all’ondata misogina che ha afferrato parecchi maschi di fronte al suo gesto pubblico. Se è facile stigmatizzare il comportamento dei giornalisti di Libero che si sono scagliati contro di lei, distorcendo come di consueto la realtà, ma con una volgarità e un’acrimonia veramente inquietanti, che dire di alcuni conduttori di Radio Popolare che per lei mandavano in onda divertiti In pe’ di Iannacci? Anche Alessandro Robecchi c’è rimasto impigliato: ha un’idea buona - finalmente abbiamo il capo dell’opposizione: è Veronica Lario - ma la perde per strada, perché non resiste a quella punta di misoginia acida che gli fa tradurre e svilire tutte le sue parole, frase per frase, in termini di convenienza personale. (Manifesto 30-04-09)
Leggo su Repubblica (3-05-09) che Veronica Lario quando ha visto quelle sue foto su Libero ha capito di essere davvero “sola e minacciata” e che, a proposito della richiesta di divorzio, abbia detto alla figlia Barbara: “Sono molto preoccupata di ciò che potrà accadere, ma ho la libertà di andare avanti”. Ecco, io vorrei farle sapere che non è sola, ha il sostegno di innumerevoli donne come me. Cara Veronica, le tue parole rimarranno.
Grazie Veronica!
Pubblicato da Marcella De Carli
Avevo visto la figlia Barbara intervistata da Daria Bignardi e ne avevo apprezzato la formazione steineriana e la simpatia. La Veronica se ne esce ogni tanto con cose così
Una domanda sorge spontanea….ma perchè dunque il matrimonio?