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L’inizio della fine per i nidi comunali?

Come volevasi dimostrare la chiara intenzione dell’amministrazione comunale di Milano è quella di privatizzare il privatizzabile e i nidi d’infanzia saranno i primi ad essere toccati. L’idea è quella di un buono del comune (lo stesso concetto del buono-scuola di formigoni per le scuole private) con il quale le famiglie possono accedere ai nidi privati. Questo significa disinvestire su un servizio pubblico che ha sempre funzionato e accreditare nidi privati che non danno la stessa garanzia di quelli comunali.

Quando ho sentito l’ex (è appena andato in pensione) direttore dei servizi all’infanzia gongolarsi dichiarando quale fosse la fortuna delle famiglie che potevano scegliersi il nido privato con i soldi pubblici ho capito l’aria che tira. Ma è mai possibile che uno parli indirettamente male di qualcosa che amministra?

l’articolo di zita dazzi su repubblica

Assemblea cittadina “cosa ci aspettiamo oggi dalla scuola dell’infanzia”

Finalmente l’occasione per un incontro a più voci dove far emergere i bisogni di tutti, in primis dei bambini, nella speranza che gli amministratori in particolare raccolgano l’invito

E dalla parte delle educatrici?

Sono molto preoccupata dai toni che sento assumere da parte di molti genitori che mi pare abbiano in qualche modo interiorizzato il “brunetta pensiero” e che sempre più si sentono in diritto di giudicare il lavoro degli insegnanti. Io che, si sa, sono una rompicoglioni a 360°, riconosco la presenza di fannulloni nella scuola pubblica, e me ne dolgo. Per la mia esperienza anche in scuole private e in altri luoghi di lavoro devo però ammettere che il fancazzismo è proprio di alcune persone, un’indole che trova terreno fertile ovunque. Nello specifico della scuola dell’infanzia, in cui lavoro, trovo difficilissimo fare la fannullona, andare, che ne so, a fare la spesa mentre i miei 25/28 alunni si ammazzano tra loro, ma possibile che un domani, con impegno, ci riesca.

Nel frattempo oltre a lavorare in condizioni proibitive, dove l’idea di poter fare educazione anzichè assistenza si allontana sempre più, mi tocca anche sentirmi sciorinare i miei privilegi.

Ecco la seconda puntata del botta e risposta tra me una mamma da una mailing list sensibile alle faccende dei servizi all’infanzia del Comune di Milano

(…)penso che sia giusto porsi degli interrogativi circa ciò che riteniamo giusto e opportuno per una scuola di qualità; questo insistere, benchè giustificato dalle esigenze di ognuno, sui tempi di apertura, sento che proprio non è tra quelle che io considero priorità, anzi temo che si finisca per fare il gioco di un’amministrazione che insiste nel voler giustificare ogni cambiamento con la solfa del “ce l’hanno richiesto le famiglie”.

ciao, a presto
marcella

Marcella,
mi sembra di capire che sia solo una tua opinione quella che l’apertura il 14 settembre sia per una scuola di qualità.
Mi sembra di dedurre da queste tue giustificazioni che tu sei un’insegnante, ma ritengo che manca da parte delle maestre un po’ di conoscenza di come si lavora in aziende che fanno business, dove pianificazione, ricerca di soluzioni che non si rifacciano al passato, innovazione e portarsi il lavoro a casa è una cosa che fanno tutti. Compreso il fatto che al massimo le persone che lavora in azienda hanno 3 settimane di ferie.
Scommetto che molte insegnanti sanno trovare soluzioni alternative nel pieno rispetto delle esigenze dei bambini che non siano solo quelle di ritardare l’apertura della scuola.
Quindi apprezzando quello che dici, ti chiedo anche di considerare quelle che sono le esigenze della maggior parte dei lavoratori e che non si possono permettere tate.
Considera che a molti la crisi finanziaria ha portato un decremento degli “stipendi”. Intendo tutti quelli che lavorano come liberi professionisti, mentre chi lavora come dipendente in questo momento o ha già perso il lavoro o sta per perderlo o comunque non ha un’alta probabilità di perderlo e quindi di sicuro non vede un  futuro in cui si possa permettere delle tate.
Ora 2 settimane di pianificazione per le attività mi sembra elevato e se vogliamo un ambiente adatto ai bambini dobbiamo allora affrontare il problema di scuole in cui cadono tetti o piene di scarafaggi o cortili pericolosi o bagni maleodoranti…
Devo inoltre sottolineare che le insegnanti dovrebbero avere, proprio per il ruolo che hanno deciso di avere nella proprio vita, una maggiore etica e denunciare tali mancanze strutturali prima ancora di decidere dove “mettere gli armadietti”! Mentre per la mia esperienza, non lo fanno.
Ora mi piacerebbe che anche tu possa capire le esigenze di altri genitori per cercare di fare un fronte comune. Ora l’anno scorso hanno creato a molti problemi per l’apertura della scuola l’8 di settembre, quest’anno invece dicono il 14 e cosa pianificano per l’anno prossimo? a ottobre come 40 anni fa?
Immagino che questo per gli insegnanti sia positivo a meno che non significa anche una diminuzione della vostra rettribuzione.
Quindi valutare come si stanno muovendo mi sembra importante.
Non ho mai fatto mistero di essere un ‘insegnante (scuola dell’infanzia) statale, motivo per il quale non ho interessi specifici nelle magagne comunali.

Se l’invito è quello a considerare la scuola un’azienda, mi spiace, non sono affatto in linea e spero e credo di non essere l’unica (come genitore prima ancora che come insegnante)

Non colgo la provocazione circa le allusioni a quelli che parrebbero essere i privilegi della categoria, invito soltanto quei genitori (e da madre di tre bambini mi ci metto anch’io) che faticano magari con uno o due bambini ad immaginare l’impegno quotidiano delle educatrici. Potrebbere essere interessante uno scambio di ruoli, così, per rendersi conto del perchè si è anche ventilata l’ipotesi di mettere le insegnanti della scuola dell’infanzia nelle categorie a rischio.

La scuola non può e non deve essere un ammortizzatore sociale ma un servizio ai bambini e i genitori non dovrebbero in alcun modo entrare nel merito delle necessità di programmazione del curricolo, mentre sarebbe opportuno (cosa che vedo accadere sempre meno) un confronto sulle scelte educative che devono essere, quelle sì, condivise. Quindi, se ai fini di una buona scuola necessitano due settimane a settembre questo non è argomento nel quale il genitore deve entrare, viceversa, se ritiene opportuno chieda all’amministrazione un centro estivo per settembre e per il luglio (come si fa per le elementari). Che questi siano gestiti internamente dall’amministrazione o esternamente (cooperative) può essere argomento di confronto.
I problemi legati all’apertura di settembre dell’anno scorso sono stati (anche per me) legati al mancato preavviso, avendo l’amministrazione riservato ai genitori lo stesso trattamento che aveva avuto con le sue educatrici circa la faccenda del luglio (cioè avvisare all’ultimo momento dei cambiamenti)

Dissento profondamente dalla tua critica alle non-denuncie delle insegnanti rispetto allo stato in cui versano le scuole. Io, come presidente di consiglio di scuola (quindi come genitore) per sanare una situazione vergognosa della scuola di mio figlio ho sporto denuncie ai vigili, alla ASL, ho fatto telefonate chilometriche ai responsabili dei vari settori quasi quotidianamente e, guarda un po’, solo quando la cosa è uscita su un giornale abbiamo avuto ascolto.
Lavoro in un comune fuori milano (con una giunta di sinistra, giusto per non far torto a nessuno) e per anni ho denunciato pericoli nel nostro giardino che sono stati puntualmente segnalati all’amministrazione ma che non hanno avuto molto seguito, se non quando si sono mossi i genitori.

Scusa, ma mettere in dubbio l’etica delle educatrici e deridere il loro lavoro parlando di come posizionano gli armadietti è davvero inutile.

Credo in ogni caso che una polemica in questi termini non giovi a nessuno, e fare la gara a chi sta messo peggio men che meno. Motivo per il quale mi sottrarrò ad altre discussioni, invitando però a non fare muro ma ad aprirsi ad un confronto sano.

ciao
marcella

L’assessore Moioli al Consiglio di zona 7 di Milano

Ha dell’incredibile quanto è successo l’altra sera, 24 febbraio, in Consiglio di Zona, per un appuntamento rivolto all’ascolto dei cittadini da parte dell’assessorato alla famiglia, scuola, politiche sociali.

Intanto l’assessore è arrivata con più di un’ora di ritardo, ai cittadini è stato chiesto di parlare prima che lei arrivasse (è prassi che prima parli il popolo, ma così lei non ha sentito nulla di quello avevamo da chiederle), una volta presentatasi è partita per la tangente con la relazione dei suoi settori (con slide di grafici a illustrare l’andamento delle cose). Nonostante più di cento genitori la invitassero a parlare delle scuole dell’infanzia lei, sorda e scaltra, ha deciso di partire dagli altri settori (anziani etc…), cercando di prenderci per sfinimento. Qualcuno ha ceduto, ma i più hanno resistito (dalle 17 e 30 alle 22!) e atteso che alcuni consiglieri si facessero portavoce delle nostre istanze. La capacità della Moioli (e dei suoi collaboratori) di dribblare i problemi è eccezionale; persino a domanda diretta non si è riusciti ad ottenere risposte chiare.

Che cosa abbiamo capito?

1) La circolare per le iscrizioni alla scuola dell’infanzia parla di scuola aperta dalle 8 alle 18, quindi non più di di orario 9/16 più prescuola e doposcuola

2) Ogni sezione avrà due educatrici

3) Alle 8 in ogni classe ci sarà un’educatrice di riferimento della sezione, l’ingresso sarà dalle 8 alle 9

4) Ai genitori è stato richiesto di firmare una nuova riconferma indicando l’orario che preferiscono per l’anno prossimo tra: 8/13,30 - 8/16,30 - 8/18,30

5) Non si è capito (e questo è il punto!) se questi moduli servono all’amministrazione per “farsi un’idea” del numero di iscritti per le varie fasce oppure se verranno create delle sezioni su base di frequenza oraria (l’assessore l’ha smentito)

5) Le DOA (dotazioni organiche aggiuntive, le ex jolly che prima erano una ogni tre sezioni) saranno calcolate sull’intera Direzione territoriale (questo dovrebbe in teoria aumentarle di numero) ma assegnate ad ogni singola scuola

6) Nella nostra zona il numero di nidi comunali, in gestione diretta e con personale assunto dal comune, è inferiore a quello dei vari nidi convenzionati, in cui il servizio è delegato ai privati: il direttore di settore richiedei ha sottolineato la fortuna delle famiglie che possono pagarsi il nido privato con la retta comunale!

7) Ci sarà un non meglio precisato aumento del numero di bambini per sezione, motivato dal fatto che tanto i bambini di questa età si ammalano spesso (!?!)

Non abbiamo avuto nessuna risposta circa la riduzione delle ore di compresenza (che ora sono 4/5).

La sensazione è che non ci sia nessuna volontà di ascolto e di confronto con i genitori e con i lavoratori dei servizi all’infanzia.

Secondo la Moioli i genitori sono strumentalizzati e sono arrabbiati con lei perchè “lei lavora bene”

Il Comune di Milano assume 46 insegnanti di religione alle scuole dell’infanzia

Ma non ha i soldi per assumere il personale o per pagare le supplenti! E quando mancano educatrici i bambini vengono divisi nelle altre sezioni! E hanno ridotto di un terzo i commessi! E ci vogliono propinare orari assurdi per risparmiare!!!!!

zita dazzi su repubblica

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