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Archivio per la categoria 'Personali'

Francesca

La mia bambina è stata piuttosto male in questi giorni e io con lei. Francesca  dà un senso di completezza al mio essere madre, chiude, come si dice, un cerchio. Desiderata e attesa è arrivata nella nostra vita quasi inaspettatamente (quasi) e ancora forse non avevo realizzato la sua presenza come membro della famiglia al di là dell’essere una mia estensione. L’apprensione e il senso di impotenza  me l’hanno fatta vedere “dal di fuori”, con gli occhi del padre e dei fratelli, dei nonni e degli amici. Benvenuta nel mondo di tutti piccola.


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Ho scoperto l’homeschooling

Da un po’ di tempo ho contatti con donne spagnole, madri e maestre, che si scambiano pareri e consigli su questo forum. Ho scoperto che in Spagna è piuttosto diffusa la scuola in famiglia, cioè l’idea di non scolarizzare i propri figli in maniera “istituzionale”, ma organizzare la scuola in casa. In Spagna è in discussione una legge che regolamenti questa prassi, in Italia c’è da sempre, ma non conosco realtà che la applicano. Cercando un po’ sul web mi sono fatta l’idea che i pochi casi siano per lo più legati all’ambito cattolico, ma attendo smentite. Ho trovato il blog di una ragazza italiana che racconta la sua esperienza (in Francia), interessante.

Non so bene che opinione avere, certo che in me è molto forte l’idea di una scuola che piuttosto che “tirar fuori” rispettando l’identità di ciascuno tende ad “intruppare” omologando. Siamo ancora tanto lontani dal rispetto del bambino per la persona che è, da una scuola che liberi gli interessi e che non viva di ansie da prestazione….

Se la scuola che immagino io (magari una vera scuola montessori) ci fosse per tutti, per me l’homeschooling non avrebbe grande ragione di esistere, perchè io amo l’idea che i miei figli passino il loro tempo con persone che altrimenti non avrebbero occasione di conoscere; il fatto che Marte abbia come compagna di banco una bimba che vive nel campo nomadi è per me una risorsa, così come il fatto che Sebastiano sia “fidanzato” con una bimba marocchina. E’ un valore aggiunto anche il fatto che i bambini scelgano come riferimento un adulto diverso dal modello familiare. Insomma la diversità come valore la si impara meglio in un contesto come quello della scuola, a patto che però sia rispettata l’individualità di ciascuno.

Nella scuola che conosco è ancora troppo facile rivolgersi al gruppo anzichè considerare le necessità del singolo. La tanto declamata socializzazione avviene realmente se ognuno può portare sè stesso tra gli altri, se viene coinvolto nelle decisioni che riguardano la propria persona e il gruppo di appartenenza, mentre è ancora assai diffusa la mentalità (cattolica) del rispetto delle regole dettate dall’alto, del sacrificio del singolo per il bene di tutti.

Un esempio classico è quello che succede in prima elementare quando ci sono spesso bambini che arrivano sapendo già leggere e altri che invece mostrano fatica e per mesi agonizzano sulle sillabe; ecco, io mi chiedo che senso ha portare avanti un lavoro di gruppo-classe sulla lettura con gli immancabili casi dei bambini che non riescono a leggere e che davanti a tutti sentono sottolineata la loro difficoltà, mentre quelli che hanno già avuto l’esplosione della lettura e sentono il bisogno di leggere e leggere e leggere (per i bambini è una necessità quasi fisiologica imparare) se ne devono stare lì ad aspettare che il compagno riesca a pronunciare la parolina….e magari a quelli che già sanno leggere gli scappa un suggerimento, perchè, poveracci, non ne possono più….e allora ecco piombare su di loro la MORALE……”non si fa! coma fa pippo a imparare se tu gli suggerisci?”. Ecco che Pippo si sente un imbecille mentre al suggeritore nessuno toglie una buona dose di senso di colpa. Non sarebbe meglio percorrere davvero altre strade? In tutti I POF (piano dell’offerta formativa) delle scuole che conosco si parla di individualizzazione dell’insegnamento, ma questa che cos’è?????

In una buona scuola Montessori queste cose dovrebbero essere date per scontate, ma anche lì non sempre è così.

Ecco allora che ritorna il fascino di un’idea alternativa radicale come quella di farsi la scuola da sè. E, ammetto, ho avuto un momento, l’anno scorso, in cui ci ho pure pensato…..

Bambini venite parvulos

Alle parole del poeta il sentimento che non mi permette di sentirmi leggera nonostante abbia tutti i numeri per essere felice

Nessun calcolo ha nessun senso dietro questa paralisi.
Gli elementi a disposizione non consentono analisi,
e i professori dell’altro ieri stanno affrettandosi a cambiare altare.
Hanno indossato le nuove maschere e ricominciano a respirare.
Bambini venite parvulos, c’è un’ancora da tirare,
issa dal nero del mare, dal profondo del nero del mare.
Che nessun calcolo ha nessun senso e poi nessuno sa più contare.
Legalizzare la mafia sarà la regola del duemila,
sarà il carisma di Mastro Lindo a regolare la fila
e non dovremo vedere niente che non abbiamo veduto già.
Qualsiasi tipo di fallimento ha bisogno della sua claque.
Bambini venite parvulos, c’è un applauso da fare al Bau Bau,
si avvicina sorridendo, l’arrotino col suo Know-How,
venuto a prendere perline e a regalare crack.
Sabbia sulle autostrade, ruggine sulle unghie,
e limatura di ferro negli occhi, terra fra le nostre lingue.
Avrei voluto baciarti amore, ancora un poco prima di andare via.
Prima di essere scaraventati dentro questo tipo di pornografia.
Bambini venite parvulos, vale un occhio il vostro cuore,
mille dollari i vostri occhi, i vostri occhi senza dolore.
Bambini venite parvulos, sangue sotto al sole.


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E dalla parte delle educatrici?

Sono molto preoccupata dai toni che sento assumere da parte di molti genitori che mi pare abbiano in qualche modo interiorizzato il “brunetta pensiero” e che sempre più si sentono in diritto di giudicare il lavoro degli insegnanti. Io che, si sa, sono una rompicoglioni a 360°, riconosco la presenza di fannulloni nella scuola pubblica, e me ne dolgo. Per la mia esperienza anche in scuole private e in altri luoghi di lavoro devo però ammettere che il fancazzismo è proprio di alcune persone, un’indole che trova terreno fertile ovunque. Nello specifico della scuola dell’infanzia, in cui lavoro, trovo difficilissimo fare la fannullona, andare, che ne so, a fare la spesa mentre i miei 25/28 alunni si ammazzano tra loro, ma possibile che un domani, con impegno, ci riesca.

Nel frattempo oltre a lavorare in condizioni proibitive, dove l’idea di poter fare educazione anzichè assistenza si allontana sempre più, mi tocca anche sentirmi sciorinare i miei privilegi.

Ecco la seconda puntata del botta e risposta tra me una mamma da una mailing list sensibile alle faccende dei servizi all’infanzia del Comune di Milano

(…)penso che sia giusto porsi degli interrogativi circa ciò che riteniamo giusto e opportuno per una scuola di qualità; questo insistere, benchè giustificato dalle esigenze di ognuno, sui tempi di apertura, sento che proprio non è tra quelle che io considero priorità, anzi temo che si finisca per fare il gioco di un’amministrazione che insiste nel voler giustificare ogni cambiamento con la solfa del “ce l’hanno richiesto le famiglie”.

ciao, a presto
marcella

Marcella,
mi sembra di capire che sia solo una tua opinione quella che l’apertura il 14 settembre sia per una scuola di qualità.
Mi sembra di dedurre da queste tue giustificazioni che tu sei un’insegnante, ma ritengo che manca da parte delle maestre un po’ di conoscenza di come si lavora in aziende che fanno business, dove pianificazione, ricerca di soluzioni che non si rifacciano al passato, innovazione e portarsi il lavoro a casa è una cosa che fanno tutti. Compreso il fatto che al massimo le persone che lavora in azienda hanno 3 settimane di ferie.
Scommetto che molte insegnanti sanno trovare soluzioni alternative nel pieno rispetto delle esigenze dei bambini che non siano solo quelle di ritardare l’apertura della scuola.
Quindi apprezzando quello che dici, ti chiedo anche di considerare quelle che sono le esigenze della maggior parte dei lavoratori e che non si possono permettere tate.
Considera che a molti la crisi finanziaria ha portato un decremento degli “stipendi”. Intendo tutti quelli che lavorano come liberi professionisti, mentre chi lavora come dipendente in questo momento o ha già perso il lavoro o sta per perderlo o comunque non ha un’alta probabilità di perderlo e quindi di sicuro non vede un  futuro in cui si possa permettere delle tate.
Ora 2 settimane di pianificazione per le attività mi sembra elevato e se vogliamo un ambiente adatto ai bambini dobbiamo allora affrontare il problema di scuole in cui cadono tetti o piene di scarafaggi o cortili pericolosi o bagni maleodoranti…
Devo inoltre sottolineare che le insegnanti dovrebbero avere, proprio per il ruolo che hanno deciso di avere nella proprio vita, una maggiore etica e denunciare tali mancanze strutturali prima ancora di decidere dove “mettere gli armadietti”! Mentre per la mia esperienza, non lo fanno.
Ora mi piacerebbe che anche tu possa capire le esigenze di altri genitori per cercare di fare un fronte comune. Ora l’anno scorso hanno creato a molti problemi per l’apertura della scuola l’8 di settembre, quest’anno invece dicono il 14 e cosa pianificano per l’anno prossimo? a ottobre come 40 anni fa?
Immagino che questo per gli insegnanti sia positivo a meno che non significa anche una diminuzione della vostra rettribuzione.
Quindi valutare come si stanno muovendo mi sembra importante.
Non ho mai fatto mistero di essere un ‘insegnante (scuola dell’infanzia) statale, motivo per il quale non ho interessi specifici nelle magagne comunali.

Se l’invito è quello a considerare la scuola un’azienda, mi spiace, non sono affatto in linea e spero e credo di non essere l’unica (come genitore prima ancora che come insegnante)

Non colgo la provocazione circa le allusioni a quelli che parrebbero essere i privilegi della categoria, invito soltanto quei genitori (e da madre di tre bambini mi ci metto anch’io) che faticano magari con uno o due bambini ad immaginare l’impegno quotidiano delle educatrici. Potrebbere essere interessante uno scambio di ruoli, così, per rendersi conto del perchè si è anche ventilata l’ipotesi di mettere le insegnanti della scuola dell’infanzia nelle categorie a rischio.

La scuola non può e non deve essere un ammortizzatore sociale ma un servizio ai bambini e i genitori non dovrebbero in alcun modo entrare nel merito delle necessità di programmazione del curricolo, mentre sarebbe opportuno (cosa che vedo accadere sempre meno) un confronto sulle scelte educative che devono essere, quelle sì, condivise. Quindi, se ai fini di una buona scuola necessitano due settimane a settembre questo non è argomento nel quale il genitore deve entrare, viceversa, se ritiene opportuno chieda all’amministrazione un centro estivo per settembre e per il luglio (come si fa per le elementari). Che questi siano gestiti internamente dall’amministrazione o esternamente (cooperative) può essere argomento di confronto.
I problemi legati all’apertura di settembre dell’anno scorso sono stati (anche per me) legati al mancato preavviso, avendo l’amministrazione riservato ai genitori lo stesso trattamento che aveva avuto con le sue educatrici circa la faccenda del luglio (cioè avvisare all’ultimo momento dei cambiamenti)

Dissento profondamente dalla tua critica alle non-denuncie delle insegnanti rispetto allo stato in cui versano le scuole. Io, come presidente di consiglio di scuola (quindi come genitore) per sanare una situazione vergognosa della scuola di mio figlio ho sporto denuncie ai vigili, alla ASL, ho fatto telefonate chilometriche ai responsabili dei vari settori quasi quotidianamente e, guarda un po’, solo quando la cosa è uscita su un giornale abbiamo avuto ascolto.
Lavoro in un comune fuori milano (con una giunta di sinistra, giusto per non far torto a nessuno) e per anni ho denunciato pericoli nel nostro giardino che sono stati puntualmente segnalati all’amministrazione ma che non hanno avuto molto seguito, se non quando si sono mossi i genitori.

Scusa, ma mettere in dubbio l’etica delle educatrici e deridere il loro lavoro parlando di come posizionano gli armadietti è davvero inutile.

Credo in ogni caso che una polemica in questi termini non giovi a nessuno, e fare la gara a chi sta messo peggio men che meno. Motivo per il quale mi sottrarrò ad altre discussioni, invitando però a non fare muro ma ad aprirsi ad un confronto sano.

ciao
marcella

La valutazione in decimi a casa mia

E così ho ritirato la prima pagella con valutazione in decimi di mio figlio. Nonostante il sottolineare l’importanza, da parte delle insegnanti, del giudizio e non dei voti, nonostante fossi preparata a considerare l’eventuale equivalenza voto-giudizio (cioè, 6=sufficiente, 7=buono, 8=distinto, 9=ottimo), nonostante il mio intimo scarso interesse per la valutazione, ecco, nonostante tutto questo mi ha fatto davvero impressione.

IO ho le mie prime pagelle con i voti, e nel rivederle mi hanno fatto sempre l’effetto di qualcosa appartenente ad un mondo lontano e antico, un po’ triste.

I bambini, invece, se la vivono davvero molto di più come una competizione, il numero affascina e permette un confronto estremamente più diretto. Ed è inutile dire che i racconti di mio figlio, che in ogni caso ha recepito il concetto dell’importanza della valutazione relativamente a sè stessi, mi dicono di compagni che, in attesa delle insegnanti, si confrontavano (lui compreso) sulle pagelle. I bambini lo fanno. Lo fanno anche con i giudizi, figuriamoci con i voti!

La cosa carina è che Marte poi si è inventato delle gare, la migliore (anche per le insegnanti) è quella di chi fa silenzio più a lungo, e ha compilato al computer delle pagelle fantastiche per tutti i suoi compagni dando loro dei voti incredibili che vanno da 0 a un esorbitante 6000!

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