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Che chiudano le scuole!

Oggi, tra i commenti ad un articolo di Repubblica sulle prossime novità alle elementari, ho letto queste parole che hanno scandalizzato tanti lettori e che invece, secondo me, sono state una provocazione utile

La scuola è un sistema obsoleto usato dalle famiglie per “parcheggiare” i bambini e ammazzarsi di lavoro per pagare le rate del SUV, la scuola non serve a imparare niente di utile né di culturale, è solo una fabbrica di noia e bullismo, i ragazzi si scannano tra di loro come farebbero delle scimmie in gabbia. Stare sino ai 18 anni per 40 ore a settimana inchiodati ai banchi è TOTALMENTE INNATURALE. L’uomo è fatto per imparare vivendo e muovendosi, non ammuffendo nelle aule. La scuola è un residuo dell’Ottocento, è il simbolo della schiavitù dell’uomo rispetto alla burocrazia, la scuola andrebbe eliminata per il bene dei ragazzi, in favore di alternative più flessibili, libertarie e antiautoritarie. Ne gioverebbero anche genitori e famiglie.

Inviato da orcocattivo il 04 febbraio 2009 alle 19:34

Vero è che chi adesso si appresta a distruggere la scuola pubblica non lo fa certo pensando a alternative più flessibili, libertarie e antioautoritarie, anzi, ciò che accadrà sarà esattamente il contrario: un bel ritorno al voto, alla disciplina e al saper leggerescriverefardiconto come unici fondamenti. In più si spalancano le porte alle scuole private che, nella maggior parte dei casi, sono cattoliche e certamente non brillano per apertura pedagogica.

Io penso però che una discussione vada aperta.

«La scuola è quell’esilio in cui l’adulto tiene il bambino fin quando è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dar fastidio.»

Maria Montessori

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Maria Montessori

Prima educare

Ho ricevuto “Prima educare, nella scuola e nella società” in regalo da Grazia Honegger Fresco un paio di mesi fa. Lei, per me, è proprio uno di quei “maestri” di cui chi fa educazione oggi si sente privo; una maestra che ha la capacità di rendere accessibile e possibile ciò che è in realtà difficilissimo: “seguire il bambino” (montessori).
Dice la Honegger: “Mettiamo dunque in mano loro (bambini, ndr)il controllo dell’errore, fidiamoci,sia pure osservando, senza mai umiliare e il risultato ci sarà, di sicuro…Il nostro modo di educare è completamente sbagliato perchè si fonda sul pregiudizio (”Lo sapevo che avresti fatto un pasticcio”), sul giudizio (”Tuo fratello è più bravo di te”), sulla sfiducia (”Non ci riuscirai mai…Per fortuna ci sono io a dirti come devi fare”). Modalità castranti e spesso sadiche di cui è disseminato il contesto familiare e scolastico uccidendo l’autostima e il gusto di imparare. La scuola è diventata un obbligo, mentre il piacere di passarci dentro tante ore dall’infanzia all’adolescenza è, oggi come ieri, un colpo di fortuna.”
Il percorso è quindi di messa in discussione di noi adulti, intanto, ed è un lavoro lungo e difficile.

Prima educare nella scuola e nella società, a cura di Cecilia Bartoli e Luigi Monti, ed. la meridiana

La correzione degli errori

Nella direzione dell’infondere fiducia si muove anche l’atteggiamento nei confronti dell’errore: l’insegnante montessoriana deve dimostrarsi capace di accettare gli errori e di gratificare gli sforzi. L’intervento dovrà essere limitato mentre è necessario essere generosi nell’incoraggiamento e nell’affiancamento.

“Qualunque cosa sia fatta nella scuola da insegnanti, da bambini o da altri, ci sono sempre errori. Nella vita della scuola deve entrare il principio che non è importante la correzione, ma il controllo individuale dell’errore, che ci dice se abbiamo ragione o no. Io devo sapere se ho lavorato bene o male, e, se prima avevo considerato l’errore con leggerezza, ora esso mi diventa interessante. Nelle comuni scuole un alunno sbaglia senza saperlo, inconsciamente o con indifferenza, perchè non è lui che deve correggere i propri errori, ma è l’insegnante che se ne incarica. Quanto è lontano quel procedimento dal campo della libertà! Se io non ho l’abilità di controllare i miei sbagli, devo rivolgermi a qualcuno che può non sapere meglio di me. Quanto è più importante invece capire gli sbagli che si fanno e sapersi controllare……
….La possibilità di procedere consiste in gran parte nell’avere libertà ed una via sicura, ed i mezzi di dire a noi stessi se e quando sbagliamo. Quando riusciamo a seguire questo principio nella scuola e nella vita pratica, non importa che l’insegnante o la madre siano o no perfette. Gli errori commessi dagli adulti hanno un che d’interessante, e i bimbi simpatizzano con essi, in maniera però completamente staccata. Diventa per loro un aspetto della natura, ed il fatto che tutti possiamo sbagliare provoca nel loro cuore un grande affetto; è una nuova ragione di unione tra madre e bambino. Gli errori ci avvicinano e ci fanno più amici: la fratellanza nasce meglio sul sentiero degli errori che su quello della perfezione. Se uno è perfetto non può più cambiare: due persone perfette messe insieme per solito combattono fra loro perchè non vi è possibilità di mutare e di capirsi.”
(Maria Montessori - L’errore e il suo controllo - da “La mente del bambino, pag.246/247)

La conquista dell’indipendenza

Perché il bambino possa sperimentare l’indipendenza è necessario che gli venga dato a disposizione tutto ciò di cui ha bisogno a seconda della sua età, che possa esercitare la libera scelta e che l’intervento dell’adulto sia il minimo indispensabile richiesto, poiché “ogni aiuto inutile è un arresto allo sviluppo”. Spesso l’adulto tende a sostituirsi al bambino, laddove questi sarebbe in grado di fare da solo secondo i suoi tempi, e a non dare così fiducia. E’ necessario sospendere il giudizio, non dare voti nè mettere i bambini a confronto verbale tra di loro e quindi dare fiducia all’azione del bambino, la stessa che poi daremo al suo pensiero, ricordando che solo attraverso il lavoro avviene quella che Montessori definisce la “normalizzazione” e che il lavoro del bambino non è uguale a quello dell’adulto.

“L’uomo si costruisce lavorando, effettuando lavori manuali in cui la mano è lo strumento della personalità, l’organo dell’intelligenza e della volontà individuale, che edifica la propria esistenza di fronte all’ambiente. L’istinto dei bambini conferma che il lavoro è una tendenza intrinseca della natura umana, l’istinto caratteristico della specie”
(Maria Montessori - L’istinto del lavoro- da “Il segreto dell’infanzia”, pag 262)

“Quando un bambino lavora, non lo fa per raggiungere un scopo esteriore. Il suo obbiettivo è lavorare, e quando, nella ripetizione di un esercizio, egli pone termine alla propria attività, cotesta fine è indipendente dagli atti esterni. Quanto alla reazione individuale, la cessazione del lavoro non è in rapporto alla stanchezza, perché anzi una caratteristica del bambino è quella di uscire dal proprio lavoro completamente rinforzato e pieno di energia.”
(Maria Montessori - Le caratteristiche delle due specie di lavoro – da Il segreto dell’infanzia” pag.275/276)

Insegnare senza reprimere

“Quando dico: - Nelle nostre scuole non si insegna, è l’ambiente che fa tutto-, dico anche bisogna intendersi su questa parola ’insegnare’. Non è vero che questa maestra non insegni mai e che lo sviluppo del bambino nell’ambiente avvenga come una reazione chimica tra due elementi: messo nel nostro ambiente, si educa automaticamente.
No, non è così. L’adulto insegna, anzi molto. (…). Insegna più che negli altri metodi, perché insegna tutto, mentre di solito si insegnano poche cose.
Solo che non insegna nel senso comunemente inteso di far apprendere al bambino qualcosa. Per raggiungere tale scopo la maestra (di tali scuole) ha un’arte per cui può trasmettere la conoscenza richiamando l’attenzione del bambino oppure userà le lusinghe del premio e le minacce del castigo. Il bambino deve prendere la cosa – una poesia, un lavoro da eseguire – come il maestro gliela dà e solo allora questi è soddisfatto.
Questo insegnamento che si pone a forza nel bambino, nella nostra scuola non c’è. In questo senso non insegnamo, ma indichiamo, presentiamo, dando sempre al bambino la possibilità di vedere da sé l’esito della sua azione: come si trasporta una sedia (senza fare rumore); come si versa l’acqua in un bicchiere (senza spanderla intorno); come si spazza (senza lasciare sporco in giro). Il piacere di fare bene è unito al bisogno di esattezza e questo al controllo dell’errore che il bambino stesso può compiere…
(Maria Montessori, dalla X conferenza ak XV corso internazionale, Roma 1930)