Lettera di una precaria a Babbo Natale
Pubblicato da Marcella De Carli
ricevo e giro:
Caro Babbo Natale,
sono una povera PRECARIA DELLA SCUOLA, ti scrivo per chiederti un piccolo regalo per Natale.
Non ti chiedo un posto a tempo indeterminato, magari un “ruolo” nuovo fiammante con tanto di retribuzione nei mesi estivi e scatti d’anzianità.
Non ti chiedo una scuola che non sia a 40 km da casa mia, per non dovermi svegliare tutte le mattine alle 5 e non ti chiedo neanche di non dovermi spostare come una trottola da una scuola all’altra o di non dover lasciare ogni anno i miei studenti.
Non ti chiedo di non vedere più la scuola italiana ridotta così, 130mila di miei colleghi messi in mezzo ad una strada dopo decenni di precariato, scuole chiuse perché troppo piccole, sperimentazioni eliminate,disabili che non hanno più l’insegnante di sostegno, classi di 35 studenti e tutta la stampa a darci dei fannulloni.
Non ti chiedo 13 miliardi di euro per mettere a norma le scuole ed impedire che altri innocenti muoiano.
Non ti chiedo che venga ritirata l’incivile mozione Cota che con le classi-ghetto introduce la segregazione nelle nostre scuole.
E non ti chiedo neanche di fare in modo che sia ritirata la proposta di legge Aprea che darà ai presidi il pieno controllo delle assunzioni e ci condannerà al precariato a vita con contratti triennali.Non ti chiedo niente di tutto ciò, perché so che non riusciresti neanche tu a convincere la Gelmini, Tremonti e Brunetta ad investire nella scuola pubblica.
Ti chiedo solo una piccola cosa: un biglietto per venire a stare a casa tua, a fare la renna… Ti prego, rispondimi, l’anno prossimo rimarrò senza lavoro e non sopporto più di vedere la scuola pubblica cadere a pezzi.
1 Commento »
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Masnada dice:
Pubblicato il 24 12 2008 alle 22:05
Qui un mio vecchio raccontino natalizio, sperando che precari, d’ora in poi, siano solo i politici.
Shalom
Come ogni Natale Babbo Natale distribuiva doni.
Non lo faceva senza criterio: leggeva le lettere che gli erano arrivate, scartava le richieste impossibili, quelle assurde e quelle eccessive e poi ne scartava anche tante altre, perché prendeva in considerazione solo quelle a cui poteva dare una risposta. E mentre lo faceva ripensava con nostalgia ai tempi in cui la globalizzazione ancora non c’era e poteva rispondere ad ogni lettera ed esaudire ogni desiderio. Erano i tempi in cui gli chiedevano un trenino elettrico o una bicicletta e lui faceva costruire tutto nel suo laboratorio e poi consegnava a domicilio con puntualità e precisione.
Ma adesso era costretto a scartare un sacco di richieste, lui che quel sacco lo aveva riempito e svuotato in continuazione: non poteva rispondere alle richieste di giochi per ps o per pc e neanche di giochi tradizionali, perché tutto aveva un marchio depositato, un brevetto, una registrazione, e lo avrebbero portato in causa e lo avrebbero arrestato per pirateria che, come si sa, è un crimine.
Non poteva soddisfare chi gli chiedeva denaro (erano sempre di più) perché la legge punisce i falsari.
Non poteva soddisfare chi gli chiedeva la felicità, perche la legge punisce gli spacciatori.
Non poteva soddisfare chi gli chiedeva la pace nel mondo, perché la pace è monopolio dei governi.
Non poteva soddisfare chi gli chiedeva la democrazia, perché per dargliela avrebbe dovuto fare delle guerre senza dichiararle.
Non poteva soddisfare chi gli chiedeva qualsiasi cosa, perché tutto era di proprietà di qualcun altro.
Babbo Natale diede il suo ultimo regalo a un bimbo (era una cosetta artigianale senza marchio e per la quale nessuno lo avrebbe denunciato) e decretò la sua fine: “Io non esisto”, disse.
Una parte del mondo, quella che possedeva i brevetti e i marchi sentenziò: “Era ora che anche tu ti rendessi conto che non esisti”.
Babbo Natale rispose: “Beh, anche voi non ve la passate tanto bene”