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La preparazione dell’insegnante montessoriana

Alla domanda: “Che cos’è il suo Metodo?” Maria Montessori rispondeva: un aiuto alla vita che si svolge in ogni bambino.
Chiunque aderisca a questo pensiero deve accettare di mettersi in gioco e di rivedere il proprio vissuto giorno per giorno, abbracciando l’idea che per formare gli altri sia necessario formare prima se stessi.

Insegnare è innanzitutto un lavoro di grande revisione su di sè.
Il bambino, con i suoi bisogni e con la sua capacità di coinvolgere, è in grado di mettere in discussione le certezze dell’adulto; ecco allora che se l’insegnante si viene a trovare su una linea di revisione continua del proprio lavoro e anche della propria persona, l’esperienza con i bambini (insieme alle difficoltà che questa comporta) può essere affrontata come una risorsa, alternativamente, se l’adulto si sente “arrivato” finisce per porsi in un atteggiamento di pregiudizio secondo il quale “è il bambino che sbaglia”.

“Il primo passo per un’insegnante Montessoriana è l’autopreparazione. Essa deve tener viva la sua imaginazione, perché nelle scuole tradizionali l’insegnante conosce il comportamento immediato dei suoi scolaretti e sa che  deve aver cura di essi e cosa deve fare per istruirli; mentre l’insegnante Montessoriana ha davanti a sé un bimbo che, per così dire, non esiste ancora. Questa è la differenza principale. Le insegnanti che vengono nelle nostre scuole devono avere una specie di fede che il bambino si rivelerà attraverso il lavoro. Esse devono staccarsi da ogni idea preconcetta che riguardi il livello a cui i bambini possono trovarsi.”
(Maria Montessori - Preparazione dell’insegnante Montessoriana- da “La mente del bambino”, pag 275)

5 Commenti »

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5 Risposte a “La preparazione dell’insegnante montessoriana”

  1. 1

    Masnada dice:

    Posto qui, come commento, perché non so come altro fare.

    “Osservando quali sono i caratteri che spariscono nella normalizzazione, si trova con sorpresa che sono la quasi totalità dei caratteri infantili riconosciuti. Cioè non soltanto quelli che potrebbero ritenersi come difetti infantili, ma anche quelli giudicati come pregi. Non soltanto dunque il disordine, la disobbedianza, la svogliatezza, la golosità, l’egoismo, il litigio, il capriccio; ma anche la cosiddetta immaginazione creativa, il piacere ai racconti, l’attaccamento alle persone, la sottomissione, il gioco, ecc. Perfino i caratteri scientificamente studiati e riconosciuti propri all’infanzia quali: l’imitazione, la curiosità, l’incostanza, la instabilità dell’attenzione. Vale a dire che la natura del bambino come era stata prima conosciuta è un’apparenza che copre un’altra natura primitiva e nrmale. E’ la constatazione di un fatto tanto più impressionante perché universale” (M. Montessori, Il segreto dell’infanzia; p. 217).

    Per chi, per sua fortuna non si è mai occupato di pedagogia, la Montessori ritiene il bambino “normalizzato” come il bambine normale, nel senso comune del termine (donna Maria ancora non si era confrontata col concetto di normalità come fatto statistico).

    Quindi, tutte le parole scritte in corsivo sono devianze che vanno a scomparire con la normalizzazione.

    Insomma: la Montessori voleva un bambino che non disobbedisse, che non fosse disordinato, che non fosse goloso, egoista, che non litigasse e che non facesse i capricci (da un positivista mi aspetterei una definizione del termine “capriccio”) ma, soprattutto, voleva un bambino che non fosse curioso, incostante, imitativo e… insomma, vedete un po’ voi. Neanche giocare è “normale” (ma guarda un po’).
    E neanche immaginazione creativa, deve avere il bambino, perché altrimenti è deviato.

    Tanto per chiarire: a me la pedagogia sta sul cazzo, anche se ho vinto dei concorsi e fatto delle specializzazioni e sono stato anche costretto a insegnarla, e il mio spirito anarchico feyerabendiano, mi impedisce di pensare a un metodo educativo (figurarsi che mi sta sul cazzo anche Neill); ma pensare che l’immaginazione creativa sia una devianza, beh, allora saremmo ancora molto indietro, là dove la normalizzazione era “obbedire” al babbo, alle tradizioni, alla religioni, al re, al papa ecc ecc.

  2. 2

    Masnada dice:

    ‘azz: non c’è il corsivo.

  3. 3

    Marcella De Carli dice:

    allora: quello che ti vuole dire in quelle righe (tieni conto che mi stai citando un testo rivisto nel 1942 ma che ha visto la sua prima uscita credo nel 1907….) é: il bambino, lasciato libero di agire in un ambiente in cui trova adeguate risposte ai suoi bisogni, smette di corrispondere alle aspettative dell’adulto, nel male e nel bene. E’ una polemica contro il pregiudizio!

    sul termine capriccio sfondi una porta aperta, la montessori sostiene che i capricci non esistono e che sono sempre disagi che il bambino manifesta.

    rispetto alla creatività credo che in parte sia vero che nelle scuole montessori non sia un ambito propriamente sviluppato in sè, ma il materiale, soprattutto quello di educazione cosmica, è piuttosto ricco di spunti creativi.
    Credo che l’idea di bambino come di un esserino tutto coccole, moine, giochini e capriccetti fosse molto diffusa cent’anni fa. e invece la montessori, permettendo ai bambini di fare le cose dei “grandi”, invitando le sue maestre a non sostituirsi al bambino laddove lui poteva fare da solo, abbia ridato dignità all’infanzia.

    E la normalizzazione avviene attraverso l’attività. E che attività! Ma hai presente che ricchezza di idee e materiali?

    Io ho lavorato tanto in scuole montessori e ti dico che, effettivamente, se lasciato libero di fare, il bambino sceglie attività vere. Cioè, per esempio, preferisce lavare davvero, e stendere e stirare (con oggetti veri) piuttosto che fingere di farlo con degli oggetti che riproducono l’oggetto vero, magari, oggi, di plastica (e questo è il “gioco”" che lei critica).
    io ai miei bimbi faccio grattugiare la mela, o il pane, tagliare la frutta, lavare la bambola davvero….ma sono attività presenti tutti i giorni, non una tantum quando lo dice la maestra! Fatta la presentazione, loro sono liberi di fare quando vogliono. Hanno un orto e lo curano sempre, ma non per forza tutti: usciamo in giardino a giocare e chi ha voglia annaffia, o pulisce dalle erbacce….Giusto per la semina, che è un momento “sacro” (!!!!!) presenziamo tutti quanti.

  4. 4

    Masnada dice:

    Eh, ma loro sono liberi di fare quel che li fa sentire meglio. Così se dici a un bimbo: “Oh, che bravo bimo ubbidiente che abbiamo qui”, ecco che il bimbo inizia ad asservirsi al potere e inizia a diventare carne da fabbrica (obbedisci, lavora, non protestare, china il capo e diventa normale. Patisci, subisci e poi muori, in silenzio).

    Io sogno un bimbo ribelle, bastardo, carogna, che dica: “Io faccio quello che mi pare, perché se la normalità è la vostra, allora io voglio essere anormale, ribelle, creativo, e voglio che questo che questo vostro mondo fatto di normalità, di regole, di realtà che poi porta a milioni di morti, non esista più. Io voglio essere l’adolescente utopico e ribelle, così come mi ha descritto Piaget. Io voglio essere così”.

  5. 5

    Marcella De Carli dice:

    infatti la montessori ti dice di non usare mai la lusinga del premio e la minaccia del castigo!
    E di pensarci mille volte prima di aprire quella “porta” che ti permettere di accedere al mondo del bambino….

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